Massimo Carrieri a Speciale Tg1 - "Suoni Pugliesi"

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"IL GIORNO" : Viale Bligny, la leggenda del pianista..

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Focus JAZZIT n.70

Massimo Carrieri su Jazzit

 

Recensione di “Zahir” su Pianosolo

“…Massimo Carrieri in “Zahir” comunica il proprio vissuto, con sincerità e creatività. Il suo piano solo è originale e sentito, sintesi di una formazione classica ben assimilata a studi jazzistici e a uno spiccato interesse per la musica tutta, elementi che il pianista rielabora criticamente dando vita a uno stile personalissimo…”
(PianoSolo.it, Paola Parri) leggi tutto

 

 

Nell’Oriente di Carrieri c’è anche New York

“Può portare alla santità o spingere alla follia. E’ lo Zahir, nella cultura araba un pensiero insistente, per dirla con lo scrittore Jeorge Luis Borge. A cosa aspiri Massimo Carrieri, che ha intitolato Zahir il nuovo progetto di piano works, è difficile dire. Una cosa è certa: il chiodo fisso del musicista e compositore di Martina Franca, che ritorna con un disco quattro anni dopo il precedente Seven, è l’Oriente, con le sue ipnosi sonore, i suoi ascetismi filosofici, le sue aspirazioni esoteriche. Carrieri, per fortuna, ha scelto di non iscriversi tra gli epigoni dell’«allevismo», quella strana moda di intendere il pianoforte secondo la moda lanciata dall’Harry Potter della tastiera Giovanni Allevi, che tanti seguaci continua a trovare anche tra gli accademici. Carrieri non aspira a stringere l’occhiolino al pop, ma a una semplicità di fondo fatta di sonorità evocative e di un soffio meditativo. Il disco si apre con il minimalismo di Levante, una porta verso Est che spalanca la strada al misticismo spiralico di Kundalini. Ne Il Silenzio intorno il pianoforte viene doppiato da un sitar sintetizzato prima che irrompa il canto arabo di Salah addin Roberto Re David. Quindi, quanto la Puglia sia vicina all’Oriente viene «raccontato» con Terraross, pezzo nel quale al suono del berimbau si aggiunge la vocalità arcaica della salentina Imma Giannuzzi di Arakne Mediterranea. Si procede per iterazioni ritmico-melodiche, atmosfere rarefatte, colori cristallini e timbriche diafane ( Leaving, Lost in her Dance, Zahir, Father). Quando, d’un tratto, si cambia latitudine. E con Carrousel d’hiver il discorso si fa più imprevedibile. Si finisce su una giostra parigina, dalle parti di Montmartre. E poco dopo si rimane intrappolati in un disorientante dedalo motivico ( Labyrinth). Il viaggio di Carrieri si chiude a New York, con Under Manhattan Sky, nel quale il musicista - ammiccando al jazz - riprende il tema di Levante per farne il tappeto dei titoli di coda di un film autobiografico, con citazione finale dell’inno alla gioia di Beethoven, da interpretare come un messaggio di speranza.”
(Corriere della Sera, F. Mazzotta)

 

 

Recensione di "Zahir" su Musicaround

“Massimo Carrieri è tornato. Dopo quattro anni dalla pubblicazione di "Seven", il pianista e compositore pugliese ci guida in un nuovo ed entusiasmante viaggio musicale, offrendoci, sin dai primi ascolti, un delicato e fitto mosaico di suoni e melodie dall'irresistibile sapore ora vagamente esotico ora così estremamente familiare, il tutto accompagnato da un tocco e una delicatezza timbrica sempre più raffinati e capaci.”
(Musicaround, Oscar Cacciatore) leggi tutto

 

 

 

Autobiografico, introspettivo, metaforico Zahir

“Un disco graffiante, che galleggia sulle metafore, nutrendosi di un pianismo contemporaneo macchiato di world music. Undici tracce che disegnano altrettante storie, ordinate su un tragitto geografico immaginario che nasce dove sorge il sole e muore là dove il sole scompare.”
(La Musica intorno, Maurizio Mazzacane) leggi tutto




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